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IL LIBRO DELLA NUOVA ALLEANZA

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Introduzione....................................................................................................................................... 1

La letteratura « funzionale » della Chiesa primitiva................................................................. 2

La Chiesa, comunità di fede originale.......................................................................................... 2

L'approccio critico dei testi.......................................................................................................... 2

I libri del Nuovo Testamento............................................................................................................ 3

I primi tre Vangeli............................................................................................................................ 4

Dal Vangelo orale alle raccolte scritte......................................................................................... 4

N. 1. Vangelo secondo S. Marco —............................................................................................. 5

N. 2. Vangelo secondo S. Matteo –.............................................................................................. 5

L'opera di Luca............................................................................................................................ 6

N. 3. Vangelo secondo S. Luca —............................................................................................... 6

N. 4. Gli Atti di apostoli............................................................................................................... 6

Il « Corpus » delle lettere di S. Paolo......................................................................................... 6

Lo scopo delle lettere.................................................................................................................... 6

Quadro storico e tavola cronologica:............................................................................................... 7

N 5-6. Due lettere ai Tessalonicesi —.......................................................................................... 7

N 7-8.  Due lettere ai Corinzi –.................................................................................................... 7

N. 9. Lettera ai Filippesi –........................................................................................................... 7

N. 10. Lettera ai Galati —............................................................................................................ 7

N. 11. Lettera ai Romani –........................................................................................................... 8

Le « lettere della Prigionia »........................................................................................................ 8

N. 12. Lettera ai Colossesi —...................................................................................................... 8

N. 13. Lettera a Filemone —........................................................................................................ 8

N. 14. Lettera agli Efesini –......................................................................................................... 8

Le « lettere pastorali ».................................................................................................................. 8

Le altre lettere............................................................................................................................ 9

N. 18. Lettera agli Ebrei –........................................................................................................... 9

N. 19. La lettera di Giacomo —.................................................................................................. 9

N. 20. Lettera di Giuda –............................................................................................................. 9

N. 21. Prima lettera di Pietro –.................................................................................................... 9

N. 22. Seconda lettera di Pietro –.............................................................................................. 10

Gli scritti « giovannei »............................................................................................................... 10

N. 23. Il quarto Vangelo —....................................................................................................... 10

Nn 24-26. Lettere di Giovanni —............................................................................................... 11

N. 27. Apocalisse di Giovanni –................................................................................................ 11

 

Introduzione

 

La Chiesa cristiana ha ripreso per suo conto la raccolta dei diversi libri, vedendovi sempre una preparazione, un abbozzo, una testimonianza anticipata su Gesù nel quale riconosce il Messia d'Israele. Dal suo punto di vista, è per mezzo di lui che la Nuova Alleanza, definitiva ed eterna, è stata sigillata fra Dio e gli uomini. Da qui la denominazione di Nuovo Testamento che successivamente è stata data alla raccolta dei suoi testi fondamentali.

 

La letteratura « funzionale » della Chiesa primitiva

 

La Chiesa, comunità di fede originale

La Chiesa cristiana in seno al Giudaismo — La Chiesa, nata in seno al Giudaismo, si definisce da se stessa come la comunità di coloro che credono al Vangelo, cioè alla « Buona Novella » di Gesù, Messia e Figlio di Dio, «morto per i nostri peccati e risorto in vista della nostra giustificazione » (s. Paolo). Senza rinnegare la fede giudaica, essa l'ha quindi trasformata. I suoi membri si mantengono fedeli alle pratiche religiose del Giudaismo e alle riunioni sinagogali ogni sabato. Ma tengono anche riunioni private « nelle loro case », specialmente il giorno dopo il sabato che per essi è il « Giorno del Signore » (la domenica). Guidati dai discepoli diretti di Gesù, poi dai missionari formati e inviati da essi, pregano insieme; ascoltano le istruzioni fondate sulle parole di Gesù e il racconto delle sue gesta; celebrano la « cena del Signore », che rinnova l'ultima consumata con i suoi prima della morte; praticano fra loro un aiuto reciproco fraterno. È in queste « riunioni ecclesiali » che nascono i testi che rifletteranno le loro tradizioni particolari. Esternamente rassomigliano un po' alle riunioni di pie confraternite esistenti nei partiti giudaici (esseno e farisaico). Ma il movimento cristiano possiede già una struttura originale al centro della quale si trovano, da una parte, i predicatori ambulanti (apostoli, profeti e dottori, tutti « servi della Parola ») e, dall'altra, i consigli locali di Anziani, responsabili delle comunità (i « presbiteri »).

 

La Chiesa ai confini di due mondi — La diffusione della Chiesa e la fondazione delle sue comunità locali negli ambienti non giudaici la pone quindi ai confini di due mondi, giudaico e pagano, di due culture, giudaica e greca. Trasferisce nei suoi gruppi locali, da una parte, le sue proprie tradizioni in fatto di dottrina e di pratiche, e, dall'altra, i libri santi del Giudaismo che essa reinterpreta in funzione della sua fede in Gesù, ed anche il calendario giudaico del quale ha spostato il «giorno santo » (la domenica in luogo del sabato). Le sue comunità non sono più nazionali, come nel Giudaismo: sono aperte a chi vuol « credere in Gesù Cristo ». Le loro strutture locali si sviluppano adottando titoli nuovi: presidenti delle comunità, pastori, dirigenti, episcopi o « sorveglianti » (da cui è derivata la parola « vescovo »). La letteratura che vi nasce per rispondere alle necessità pratiche dell'evangelizzazione, della vita di gruppo e delle riunioni settimanali, proviene da tutti questi responsabili. Conserva come base principale le tradizioni venute dagli « apostoli » (inviati diretti del Cristo risorto), ma si sviluppa prendendo in prestito materiali della Bibbia giudaica - ebraica o greca — e selezionando tutti i mezzi d'espressione che possono esserle utili negli ambienti della cultura greca.

 

L'approccio critico dei testi

I primi testi cristiani, a differenza della Bibbia ebraica, sono stati scritti in un periodo di tempo abbastanza breve: dagli anni 30, come testi orali, al primo quarto del II secolo. Esigono però l'identico studio critico come per quelli dell'Antico Testamento affinché ogni libro, ed ogni materiale raccolto nei libri, siano situati con esattezza nello spazio e nel tempo, in seno alla vita delle chiese. Dietro ai libri, che costituiscono delle brevi sintesi, si possono individuare infatti forme letterarie elementari che fanno conoscere la predicazione, la liturgia, la lettura delle Scritture, regole di vita impartite ai fedeli, alcune formule di preghiera ed anche parzialmente la struttura delle chiese, così come esistevano al tempo degli apostoli e dei loro discepoli immediati. Per ciascun libro, mai si dovrà dimenticare che gli stessi sono stati scritti in seno ad una tradizione viva che li nutriva e li sosteneva, occupando una posizione abbastanza particolare nella « piccola letteratura » dell'antichità, un'antichità rigurgitante di correnti religiose. Ma la Chiesa cristiana non apparteneva né al Giudaismo, dal quale si era distaccata, né alle « religioni orientali » che sviluppavano liberamente le loro mitologie in funzione dei riti tramandati dalla Siria, dalla Grecia, dall'Egitto, dalla Persia, ecc.

I libri del Nuovo Testamento

 

Nel corso del II secolo fu stabilita la lista ufficiale dei libri che godevano di autorità nelle chiese perché rappresentavano autenticamente la « tradizione apostolica ». L'urgenza si fece sentire a partire dal momento nel quale alcune sottoposero sotto il patrocinio degli « apostoli » una letteratura propagandistica deviante nei confronti di questa tradizione, sia in certi gruppi giudeo-cristiani di tipo « reazionario », sia nella corrente religiosa dello Gnosticismo ove elementi evangelici si vedevano confusi con antichi miti religiosi venuti dall'Oriente. Il « Canone » (o « regola » di fede) rappresentò allora, per le chiese, la tradizione venuta dagli apostoli e i libri che la rappresentavano. Già venivano scambiati da una chiesa all'altra, raggruppati, letti nelle riunioni settimanali. La fissazione della loro lista ufficiale comportò solo esitazioni minori per alcuni libri meno importanti. Quanto alla classificazione, avvenne in funzione di considerazioni logiche che, poco a poco, introdussero nell'uso criteri letterari di origine greca.

Ecco il risultato finale di questa classificazione:

  1. I Vangeli.
  2. Un libro storico: gli « Atti di apostoli » (ordinariamente si dice: gli Atti degli apostoli), dovuti all'autore del terzo Vangelo.
  3. Lettere (o epistole):

1)  14 sotto il nome o sotto il patrocinio di Paolo di Tarso, classificate nelle Bibbie in tre gruppi:

—  Lettere a chiese, in ordine di lunghezza decrescente: ai Romani, ai Corinzi (2), ai Galati, agli fesini, ai Filippesi, ai Colossesi, ai Tessalonicesi (2).

—  Lettere a singoli individui: a Timoteo, discepolo di Paolo (2), a Tito, altro discepolo di Paolo, a Filemone.

—   Epistola agli Ebrei, di autore sconosciuto, ma agganciata al gruppo (o Corpus) delle epistole di Paolo.

 

2) 7 epistole denominate « cattoliche » (cioè indirizzate all'insieme delle chiese), poste sotto il patrocinio di autori apostolici: Giacomo (1), Pietro (2), Giovanni (3), Giuda (1).

  1. Un libro profetico: l'Apocalisse di Giovanni.

Questa classificazione è però assai difettosa.

Non tiene infatti  in alcun conto la rispettiva data dei libri. Dissocia opere apparentate: il Vangelo di Luca e gli Atti di Apostoli; il Vangelo di Giovanni, tre sue epistole e l'Apocalisse, che, come minimo, provengono dalla stessa « scuola » giovannea. Collega arbitrariamente la « lettera agli Ebrei » a quelle di Paolo. Mette da parte i problemi critici a proposito degli autori di alcuni libri. Rischia d'introdurre i quattro libretti evangelici nella categoria dei libri semplicemente « storici », misconoscendo la natura stessa del Vangelo. Non fa emergere lo stretto rapporto esistente fra i primi tre Vangeli, denominati abitualmente « sinottici » perché il loro schema sembra simile e lo stretto parallelismo del loro materiale spesso permette di tenerli presenti « in un sol colpo d'occhio ».

Per le lettere di S. Paolo non tiene affatto conto della successione cronologica che segna le tappe della sua attività missionaria.

Così la lettura del NT non è affatto facilitata.

È per questo che seguiremo qui un ordine differente che raggruppa testi affini tenendo conto delle loro date certe o probabili:

  1.      I primi tre evangelisti
  2. Vangelo secondo S. Marco (= Mc).
  3. Vangelo secondo S. Matteo (= Mt).

- Opera di Luca, in due volumi:

  1. Vangelo secondo S. Luca (= Lc).
  2. Libro degli « Atti di apostoli » (= At).
  3. Corpus (= complesso) delle lettere di S. Paolo

5-6. Ai Tessalonicesi (2) (= 1 Ts e 2 Ts).

7-8. Ai Corinzi (2) (= 1 Cor e 2 Cor).

  1. Ai Filippesi (= Fil).
  2. Ai Galati (= Gal).

Ai Romani (= Rm)

 

—               Lettere della Prigionia:

  1. Ai Colossesi (= Col).
  2. A Filemone (= Fm).
  3. Agli Efesini (= Ef).

—               Lettere pastorali:

  1. A Tito (= Tt).

16-17. A Timoteo (2) (= 1 Tm e 2 Tm).

III. Le altre lettere (eccetto quelle di Giovanni)

  1. Epistola agli Ebrei (= Eb).
  2. Lettera di Giacomo (= Gc).
  3. Lettera di Giuda (= Gd).

21-22. Lettere di Pietro (2) (= 1 Pt e 2 Pt).

VI. Gli scritti « giovannei »

23. Vangelo secondo S. Giovanni (= Gv).

24-26. Tre lettere di Giovanni (= 1 Gv, 2 Gv e 3 Gv).

27. Apocalisse di Giovanni (= Ap).

Dobbiamo ora presentare ciascun libro.

 

I primi tre Vangeli

 

 Dal Vangelo orale alle raccolte scritte

L'annuncio della Buona Novella, o Vangelo, non è soltanto un richiamo alla storia di Gesù. Comporta sempre una triplice dimensione: 1) un riferimento alla persona di Gesù, a ciò che egli ha detto e fatto, perché la salvezza è stata donata da Dio agli uomini in questo « fatto » essenziale della storia; 2) un riferimento alla attualità cristiana, alla vita della Chiesa, all'esperienza della salvezza ottenuta grazie allo Spirito di Dio; 3) un riferimento alle Scritture che permette d'interpretare il « fatto » di Gesù e di comprendere il significato della vita della Chiesa.

Questi tre « aspetti » sono presenti, in un modo più o meno esplicito, in tutti i testi evangelici.

Questi comprendono normalmente due categorie:

1) la trasmissione delle parole di Gesù, memorizzate e riferite da testimoni oculari, reinterpretate alla luce della sua risurrezione e messe in forma per rispondere alle necessità pratiche dell'insegnamento in seno alle chiese:

2) i racconti che richiamano i suoi atti e il suo destino finale, composti per farne comprendere il significato piuttosto che per ricordare i dettagli esatti del loro sviluppo. Questi rilievi fanno già capire quello che dobbiamo ricercare nei libretti evangelici. L'analisi di questi due tipi di testi può essere sospinta più oltre, poiché vi si riconoscono generi letterari assai diversi a seconda delle loro varie funzioni. a) Gesù si è rivolto alle folle o ai suoi discepoli riprendendo a volte i generi in uso presso i profeti (invettive, annunci di sciagure, oracoli di giudizio, promesse di salvezza), altre volte quelli dei maestri di sapienza (sentenze, proverbi, parabole, istruzioni pratiche), oppure quelli degli autori apocalittici, più raramente quelli dei giuristi, atti a discutere su problemi di diritto (controversie con i farisei e i dottori giudei). b) Egualmente, i racconti costruiti per evocare le sue gesta si sono adattati a schemi preesistenti: racconti di miracoli, di controversie culminanti in una espressione che fa testo, racconti di visioni (poco numerosi), racconti a scopo liturgico (ultima cena di Gesù), racconto della Passione (influenzato dai testi biblici che parlavano del « giusto » sofferente), racconti d'apparizione del Cristo risorto, ecc. È sempre utile individuare i loro generi letterari per comprenderne l'esatto significato.

Fin dallo stadio della predicazione orale, parole e racconti sono stati raggruppati in maniere diverse: a volte con gruppi apparentati (serie di miracoli, di controversie, di parabole, di istruzioni morali o pratiche), a volte per mezzo di riferimenti geografici, più raramente con una preoccupazione cronologica. Questi gruppi di materiali finalmente sono stati raccolti e messi in iscritto come promemoria per i predicatori del Vangelo. Il loro insieme si è inserito in un piano generale del quale possiamo formarcene un'idea dai discorsi degli « Atti di apostoli »: dopo il battesimo di Gesù da parte del Battista, la predicazione in Galilea, poi il viaggio verso Gerusalemme, e, finalmente, il processo e la morte, seguiti dalle apparizioni di Gesù risorto agli apostoli e a qualche altro testimone. Questo schema ha finito con l'imporsi, con varianti di dettaglio, agli autori dei tre Vangeli sinottici che largamente hanno attinto alla documentazione già esistente.

 

I libretti del Vangelo

N. 1. Vangelo secondo S. Marco —

Si deve a Giovanni-Marco, discepolo di Pietro e compagno occasionale di Paolo, la prima sintesi, la sola intitolata esplicitamente Vangelo. Il piano generale è stilato su quello degli Atti di apostoli (cfr. At 10,37-43 e 13,26-39). Il materiale spesso viene riprodotto allo stato grezzo, senza preoccupazione letteraria e in un greco assai rugoso. Vi si riscontra una minore quantità di discorsi rispetto a Matteo e a Luca. I racconti a volte sono assai schematici, molti però si sviluppano in maniera pittoresca con dettagli presi dal vivo: eco probabilmente immediata della predicazione di un testimone oculare. Nondimeno, dallo stesso schema e dalla scelta del materiale, Marco fa trasparire già una preoccupazione « teologica »: una prima parte del racconto fa capo all'atto di fede di Pietro che dice a Gesù: « Tu sei il Messia » (Mc 8,29); una seconda parte culmina nella riflessione del centurione romano ai piedi della croce ove Gesù è spirato: « Veramente quest'uomo era Figlio di Dio » (Mc 15,39). La tradizione antica ha conservato due informazioni a proposito della data del libretto: poco prima o poco dopo la morte di Pietro, a Roma, durante la persecuzione di Nerone (65). Nessun indizio interno impone una data posteriore al 70 (distruzione di Gerusalemme).

 

N. 2. Vangelo secondo S. Matteo –

Matteo, uno dei dodici apostoli di Gesù, avrebbe composto per primo una raccolta evangelica in lingua ebraica o aramaica per cristiani di origine giudaica: il suo testo è stato smarrito. Un filo sotterraneo lo ricollega al Vangelo attuale, scritto in un greco corretto, per una comunità di origine giudaica ma con spirito largamente aperto agli individui di ogni nazione. Il redattore finale è uno scriba cristiano attento a presentare un insegnamento assai chiaro. Probabilmente ha utilizzato Marco e certamente altre fonti scritte e orali. Sintetizzando spesso le narrazioni, raccoglie molte parole di Gesù e le organizza in discorsi elaborati che presentano tutto un programma di vita cristiana (Mt 5-7; 10; 13; 18; 24-25). Si serve di alcune tradizioni sull'infanzia di Gesù per presentare in forma immaginosa il mistero della sua persona (Mt 1-2). Il libretto può essere stato pubblicato negli anni 80, ma l'autore sa rispettare l'antico materiale da lui utilizzato.

 

 L'opera di Luca

Stando alle lettere di Paolo, Luca è un medico greco originario di Antiochia di Siria, compagno di Paolo durante una fase dei suoi viaggi missionari. Probabilmente è durante gli anni 80 che egli ha redatto la sua opera in due volumi, sulla base di una seria documentazione e con la sensibilità storica tipica di un greco colto.

 

N. 3. Vangelo secondo S. Luca —

 Riprende la maggior parte del materiale di Marco. Ha dei punti in comune con le fonti di Matteo e una lunga sezione che racchiude una documentazione originale (Lc 9,51-19,27). Come Matteo, ricorrendo però a fonti differenti, evoca l'infanzia di Gesù per presentare, in forma di racconto, una riflessione teologica sulla sua persona (Lc 1-2). Il Vangelo è indirizzato a cristiani di origine non giudaica: sviluppa con predilezione i temi della gioia promessa ai poveri e della misericordia di Dio verso i peccatori.

 

N. 4. Gli Atti di apostoli

evocano a grandi linee le origini della Chiesa raggruppando alcuni episodi attorno a due personalità di maggiore spicco: Pietro, capo dei dodici apostoli di Gesù, e Paolo, il convertito. La Chiesa, così, si espande a partire da Gerusalemme, fino alle estremità della terra, raggiunte allorché Paolo mette piede a Roma. Nata in ambiente giudaico, si sviluppa in terra pagana. Alla cerniera delle due parti del libro (At 15), una decisione dei responsabili delle chiese riconosce che è legittimo incorporare nel Cristianesimo dei non Giudei senza obbligarli a premunirsi dello statuto civile religioso dei Giudei. Luca, per imbastire la sua storia, ha utilizzato una svariata documentazione, meno esatta relativamente alla fase più antica. Racconti con «noi» (16,10-17; 20,5-15; 21,1-18; 27,1-28,16) inducono a pensare che egli riproduca in questi casi un diario di viaggio.

Si può consigliare di iniziare con questo libro la lettura del NT: fornisce un quadro generale ove successivamente si potranno collocare le lettere di S. Paolo e lo sviluppo della predicazione evangelica.

 

Il « Corpus » delle lettere di S. Paolo

 

 Lo scopo delle lettere

Le lettere di Paolo non sono né annunci elementari del Vangelo indirizzati a persone che non lo conoscono, né esposizioni sistematiche e complete della dottrina cristiana. Sono documenti « pastorali »: Paolo, capo e « pastore » delle chiese fondate nel corso dei suoi viaggi missionari, risolve di volta in volta i problemi pratici che la vita presenta. Per farlo, si riferisce sempre ai temi fondamentali della fede; ma li sviluppa in modo scattante, ricco, denso e a volte difficile. Si ritrovano così nelle lettere gli echi della sua predicazione nelle « assemblee ecclesiali », delle sue riflessioni sui libri biblici e sul « mistero » della salvezza realizzato in Cristo Gesù, della sua vita di preghiera personale. Si tratta di vere lettere, e non di « epistole » letterarie. All'interno di questo genere ben definito, si staccano passi di carattere particolare: schemi di discorsi, inni e preghiere, slanci lirici, tratti autobiografici, riflessioni teologiche, quadri apocalittici. Nulla di meglio per cogliere dal vivo la sua azione e la sua personalità.

 

Lettere scritte durante i viaggi missionari

Per queste lettere, qui possiamo solo mettere in risalto i destinatari, la data probabile, il luogo d'invio, lo scopo principale: semplice ouverture in funzione della lettura che spesso rimane difficile.

 

Quadro storico e tavola cronologica:

7 ca. Nascita a Tarso di Cilicia

23-26 ca. Studi rabbinici a Gerusalemme

32 o 35 ca. Conversione

43 Paolo ad Antiochia di Siria

47-48 Prima missione insieme a Barnaba

49 Concilio di Gerusalemme

49-52 Secondo viaggio missionario

53-58 Terzo viaggio missionario

59-60 Arresto a Gerusalemme, prigionia a Cesarea

inverno 60-61 Trasferimento a Roma via mare

61-63 Prigionia a Roma

65-67 ca. Martirio a Roma

 

N 5-6. Due lettere ai Tessalonicesi —

Nel corso della seconda missione (49-52), Paolo ha fondato una chiesa a Tessalonica (l'attuale Salonicco), nel 50. Trovandosi a Corinto alcuni mesi più tardi, riceve informazioni che lo spingono a chiarire alcuni punti di dottrina o di comportamento (1 Ts). Una seconda lettera, più difficile a datarsi, tranquillizza gli spiriti, poiché alcuni attendono come prossima la fine del mondo e il ritorno del Signore nella sua gloria (2 Ts), al punto da mettere in atto una pia pigrizia. Paolo soggiunge che «Chi non vuol lavorare neppure mangi! » (2 Ts 3,10).

 

N 7-8.  Due lettere ai Corinzi –

Durante la terza missione (53-58), Paolo soggiorna più di due anni a Efeso (53-56). A seguito di una lettera, di un rapporto che gli è stato recapitato e di un viaggio intrapreso dai responsabili della chiesa di Corinto, scrive a questa una lunga lettera (primavera 55) per rimediare ad abusi lampanti (come le liti di partiti), normalizzare alcuni problemi di vita pratica (come il contegno durante le assemblee comunitarie), chiarire punti di dottrina (come la fede nella risurrezione).

Dopo questa prima lettera, a Corinto scoppia una crisi: viene contestata l'autorità di Paolo stesso. Scrive quindi di nuovo, prima da Efeso (56), per difendere la sua missione di apostolo attaccata da propagandisti Giudeo-cristiani (2 Cor 10-13), poi dalla Macedonia (57), per preparare la sua prossima visita (2 Cor 1-7) e per organizzare la colletta a favore delle chiese povere (2 Cor 8-9): l'aiuto vicendevole è il contrassegno pratico dell'amore fraterno fra cristiani.

 

N. 9. Lettera ai Filippesi –

 Alla fine del soggiorno a Efeso (53-56), Paolo ha conosciuto la prigionia e intravisto la prospettiva di una condanna a morte. In questa circostanza invia tre biglietti alla Chiesa di Filippi, capitale della Macedonia, che gli ha mandato un aiuto in danaro. I biglietti sono stati riuniti insieme per formare una lettera (nell'ordine: B-C-A). Il terzo fa capire che sta profilandosi la crisi causata dai Giudeo-cristiani (Fil 3,lb-4,2). Questa corrispondenza si colloca fra le due lettere ai Corinzi.

 

N. 10. Lettera ai Galati —

 Occasionata dall'offensiva dei Giudeo-cristiani contro Paolo in Galazia, la lettera è contemporanea di Fil 3,lb-4,2 e di 2 Cor 10-13 (scritta quindi da Efeso o dalla Macedonia verso il 57). È un getto di lava: Paolo si racconta per difendersi (cc. 1-2), poi dimostra la sua tesi: si è salvi per la fede in Cristo, e non per la pratica delle opere della Legge giudaica, purché si metta in atto la vera libertà cristiana (cc. 3-6).

 

N. 11. Lettera ai Romani –

Da Corinto (58) Paolo si propone di andare a Gerusalemme per recarvi il frutto della colletta e poi visitare la Chiesa di Roma fondata da 10 o 15 anni. Le riflessioni a seguito della lettera ai Galati e della sua predicazione a Corinto gli forniscono il tema di una vasta esposizione dottrinale, densa, ricca ma difficile: sintesi del suo pensiero dopo 15 anni di missioni. È necessaria una certa preparazione per affrontare questa lettera fortemente strutturata, che riprende e sviluppa i temi della lettera ai Galati.

 

Le « lettere della Prigionia »

Incarcerato a Cesarea di Palestina (59-60), trasferito poi a Roma (60-61) e prigioniero per due anni in questa città (61-63), Paolo guida da lontano alcune chiese dell'Asia Minore che non può più visitare. Si deve dissociare da questo gruppo di lettere quella ai Filippesi.

N. 12. Lettera ai Colossesi —

 Colossi è una borgata dell'Asia Minore. La fede vi è scossa da una corrente religiosa ove si confondono temi giudaici e pagani. Da Cesarea o da Roma, Paolo fa fronte a questa crisi elaborando una riflessione più approfondita sulla persona e il ruolo di Cristo, « capo » della Chiesa e dell'intero creato. L'esposizione rassomiglia alle sue predicazioni in occasione del battesimo dei nuovi cristiani.

 

N. 13. Lettera a Filemone —

 Il biglietto viene spedito, insieme alla lettera precedente, all'individuo che accoglie nella sua casa la chiesa locale di Colossi. Uno dei suoi schiavi fuggitivi è stato battezzato da Paolo: questi lo rinvia al padrone, chiedendogli delicatamente di riceverlo « come un fratello carissimo », « come me stesso ». Non potendo modificare la legislazione, la prassi cristiana annulla il principio delle classi sul quale si basava la società antica nella quale ogni padrone poteva marchiare con un ferro rovente o mettere a morte uno schiavo fuggitivo.

 

N. 14. Lettera agli Efesini –

 Il nome dei destinatari è incerto. Il testo si avvicina a quello della lettera ai Colossesi, che egli amplifica mischiandovi spunti presi in prestito dalle « grandi lettere ». È una seconda sintesi del pensiero di Paolo, assai simile ad una predicazione destinata a nuovi battezzati. Un discepolo di Paolo vi ha lasciato l'impronta; si discute però se questo avvenne vivente ancora l'Apostolo oppure un po' dopo la sua morte verso il 67.

 

Le « lettere pastorali »

Nn 15-17. Queste lettere sono indirizzate a Tito e a Timoteo, discepoli di Paolo, inviati frequentemente in missione speciale nel corso delle sue visite alle chiese. Forniscono indirizzi pratici per l'organizzazione delle comunità locali (Tt e 1 Tm). Vi si associano rigide istruzioni per la lotta contro i « falsi dottori », predicatori ambulanti che pervertono la fede per mezzo dell'eresia (1 Tm e 2 Tm). È come il testamento spirituale di Paolo (soprattutto 2 Tm): questi raccomanda ai suoi di «conservare il deposito» (1 Tm 1,20). La differenza di stile rispetto alle altre lettere di Paolo, con prestiti di formule con significati leggermente diversi, le nuove preoccupazioni causate dai propagandisti eretici, la nuova struttura interna delle chiese, suggeriscono che questi testi sono dovuti forse a un discepolo di Paolo preoccupato di conservare la sua tradizione per la generazione seguente, verso il tempo nel quale scrive Luca. Egli non compone « lettere false »: al contrario, intende salvaguardare la vera dottrina presentandola come il messaggio sempre attuale di Paolo stesso. Nondimeno, la finale di 2 Tm rimane un commovente biglietto di addio che presenta Paolo alla soglia del martirio.

 

Le altre lettere

Paolo è il solo missionario delle origini cristiane la cui corrispondenza permette d'intravederne la vita, l'attività, la personalità forte e passionale. Ma al di fuori del « Corpus » paolino, si sono conservate altre otto lettere o discorsi inviati nell'ambito di una lettera. Questi testi sono assai più disparati.

 

N. 18. Lettera agli Ebrei –

 In realtà si tratta di un discorso inviato per iscritto a Cristiani di origine giudaica che ripensano con nostalgia al fastoso culto del Tempio di Gerusalemme: questo per la loro immaginazione e la loro sensibilità è più attraente delle « assemblee in Chiesa », tanto che sono tentati di tornare indietro. L'autore, anonimo, ha ricevuto una formazione da letterato alessandrino, ma conosce anche a mente la sua Bibbia greca. Utilizza tutte le risorse dell'« arte di persuadere » per mantenere nella fedeltà i suoi corrispondenti titubanti. Il discorso, accuratamente impostato, contrappone al sacerdozio e al culto giudaico il vero sacerdozio e il vero sacrificio: quelli di Cristo che ha dato la sua vita per realizzare, fra Dio e gli uomini, la nuova ed eterna Alleanza. Il confronto fra i due Testamenti in nessun'altra parte è condotto così a fondo come qui, ed egualmente il gioco sottile delle interpretazioni della Scrittura in una prospettiva che le trasforma profondamente. L'autore può avere scritto prima della distruzione del Tempio (70 d.C.), ma in realtà la tentazione di un ritorno al Giudaismo ha potuto sussistere come un vecchio sogno anche dopo questa data.

 

N. 19. La lettera di Giacomo —

 Questo breve scritto ha di una lettera solo l'indirizzo. Può anche essere datato sia negli anni 50 come negli anni 80, dato che non contiene nessuna allusione storica. Raccoglie sintesi di discorsi su diversi aspetti della vita cristiana con un'accentuata insistenza sui doveri morali: non basta essere « in regola » con obblighi legali oppure coltivare lodevoli sentimenti per vivere nella logica della fede. L'autore è profondamente contrassegnato dal suo Giudaismo di origine. Si tratta di Giacomo, « fratello » di Gesù (= membro della parentela stretta, secondo Mc 6,3 e 15,40). Questi divenne il capo della comunità locale di Gerusalemme prima di essere condannato a morte su richiesta di un sommo sacerdote nel 62. La lettera potrebbe essere il condensato dei suoi discorsi, redatto in un buon greco corrente.

 

N. 20. Lettera di Giuda –

 Giuda è il « fratello di Giacomo »; ma il redattore della lettera considera con un certo distacco l'epoca degli « apostoli di nostro Signore Gesù Cristo» che parlavano «della fine dei tempi» (vv 17-18). Come il redattore delle « lettere pastorali » di Paolo, lotta contro i predicatori ambulanti che s'introducono nelle chiese per corrompervi la fede e i costumi: prima offensiva dello Gnosticismo che tentò di prendere in prestito elementi cristiani per sedurre i fedeli trasformando interamente il Cristianesimo in mito. La lettera può essere contemporanea delle lettere pastorali e dell'opera di Luca.

 

N. 21. Prima lettera di Pietro –

 Due scritti sono stati conservati sotto il nome di Pietro, capo dei dodici « apostoli » inviati in missione direttamente da Gesù. Il primo termina effettivamente con una lettera che allude alla persecuzione dei cristiani (1 Pt 4,12 - 5,14), ma questa lettera è preceduta da un lungo discorso che sembra indirizzato ai nuovi battezzati per esortarli a condurre un'autentica vita cristiana in seno al mondo pagano (1,3 - 4,11). Non era più facile di oggi essere cristiani, in quanto bisognava sempre qualificarsi agli occhi dei pagani e delle « autorità » per mezzo di una condotta esemplare e accettando di soffrire per il nome di Gesù. La data della lettera e del discorso è discussa. Pietro è morto a Roma per la fede durante la persecuzione di Nerone (verso il 64), ma tale notizia non toccò da subito le chiese d'Oriente alle quali la lettera era indirizzata.

 

N. 22. Seconda lettera di Pietro –

Questo scritto probabilmente è il più tardivo di tutto il NT (fra il 100 e il 125). Riprende la lettera di Giuda per lottare contro propagatori di eresie; ma si basa più esplicitamente sulla « tradizione degli apostoli », test della autentica fede cristiana. L'apostolo Pietro quindi è uno pseudonimo: il richiamo alla sua autorità ha quindi il solo scopo di salvaguardare la tradizione. D'altra parte, l'autore conosce gli altri scritti del NT: la lettera di Giuda, la prima lettera di Pietro, la tradizione evangelica dei Sinottici (almeno Matteo) e una raccolta di tutte le lettere di S. Paolo. Il suo testo, quindi, è una base importante per verificare la formazione del NT. La pseudo-nimia alla quale ricorre è un procedimento assai noto nella letteratura giudaica di quel tempo: l'autore presenta in forma di lettera il «testamento di Pietro» (cfr. il «testamento di Paolo », che prende la forma di un discorso in At 20,17-38).

 

Gli scritti « giovannei »

Come la seconda lettera di Pietro conosceva un « Corpus » delle lettere di Paolo, egualmente gli autori cristiani del II secolo (particolarmente Ireneo, vescovo di Lione morto verso il 200) ricordano tre tipi di scritti differenti che portano il nome di Giovanni, figlio di Zebedeo e apostolo di Gesù: un libretto evangelico, tre lettere e un'« apocalisse ». Questa presentazione probabilmente semplifica le cose. L'autore dell'Apocalisse si denomina « Giovanni il profeta » (titolo conferito ad alcuni predicatori nelle chiese); quello delle lettere si presenta come « Giovanni il Presbitero » (titolo dei responsabili delle chiese locali); quello del Vangelo viene presentato dagli editori come « il discepolo amato da Gesù », ma senza indicare il nome. Le affinità di questi scritti inducono a parlare almeno di una « scuola giovannea », che effettivamente può collegarsi con Giovanni figlio di Zebedeo.

 

N. 23. Il quarto Vangelo —

 In questo libretto la tradizione delle parole e degli atti di Gesù è conservata in una forma originale che differisce profondamente da quella dei Vangeli «sinottici». È indubbia la provenienza di questa tradizione dall'ambiente geografico e istituzionale della Palestina prima della « guerra giudaica » del 66-70. Suppone ricordi ancora freschi, e forse anche redazioni frammentarie così antiche come quelle del materiale conservato dai Sinottici. Ma il testo sicuramente è stato rielaborato a più riprese fino alla sua fissazione definitiva, dovuta ai discepoli dell'evangelista e che gli autori cristiani antichi hanno posto all'inizio del regno di Traiano (imperatore dal 98 al 117).

Il genere letterario del racconto è sottile. Oltrepassa in qualche modo l'orizzonte del tempo di Gesù e quello dei lettori per i quali è stato scritto; fa quindi trasparire la gloria del Cristo risorto attraverso le azioni di Gesù, che acquistano così una dimensione impressionante e fa parlare Gesù in modo che l'insegnamento destinato attualmente alla sua Chiesa risuoni nei discorsi indirizzati ai primi ascoltatori. In questo modo la meditazione dell'autore sul significato delle parole e degli atti di Gesù è essa stessa incorporata alla presentazione « teologica » della sua persona: l'autore disegna una grande vetrata attraverso la quale s'irraggia, come un sole, il Cristo risorto. Lo schema generale della storia di Gesù proviene dal quadro dei Sinottici; vi aggiunge elementi nuovi. Tuttavia, non bisogna confondere la sua arte del racconto drammatico, spinta a volte assai lontano, con lo scrupolo di cronista attaccato ai soli dettagli basati sulle testimonianze oculari. La sua fedeltà viva a Gesù Cristo è di un altro ordine rispetto a quella della ripetizione materiale per le parole e della « fotografia » per i racconti. Al tempo in cui il Giudaismo espelle i cristiani dal suo seno, egli vuol far sentire ai lettori il dramma che si è snodato già e che costantemente si snoda nel mondo nei riguardi della fede in Cristo.

 

Nn 24-26. Lettere di Giovanni —

 Due brevi biglietti di « Giovanni il Presbitero » (titolo di un responsabile di comunità) sono indirizzati ad una chiesa locale e ad un altro responsabile di comunità (2 e 3 Gv). Viene fatto di constatare come la vita delle chiese si scontri con il sorgere delle eresie e del separatismo di certi responsabili locali: due fenomeni di tutti i tempi. La prima lettera è piuttosto un discorso inviato per iscritto, una fervida esortazione alla vita cristiana in uno stile spoglio e povero di parole: credere, amare, vivere nella luce, evitare le seduzioni dell'errore, riconoscersi peccatori, ma fare affidamento in Cristo per ricevere la vera vita.

 

N. 27. Apocalisse di Giovanni –

 Giovanni il profeta indirizza alle Chiese dell'Asia Minore un messaggio d'incoraggiamento, in un tempo di persecuzione che, artificiosamente (conforme alle convenzioni del genere letterario adottato) si colloca sotto l'imperatore Nerone, in realtà sotto Domiziano (95 d.C.). Il libro, nel suo complesso, è un'« apocalisse », cioè una « rivelazione » dello sfondo invisibile sul quale si svolge il dramma storico ove la Chiesa, nuovo popolo di Dio, si trova immersa. Questo caratteristico genere letterario è nato in seno al Giudaismo. Traspone gli avvenimenti umani ed evoca la presenza di Cristo e della sua Chiesa con una serie di raffigurazioni simboliche ove si scontrano immagini grandiose. L'autore mutua la maggioranza di queste immagini da testi dell'AT, specialmente da Ezechiele e da Daniele. Saremmo nell'errore se vi si volesse ricercare la segreta predizione degli avvenimenti, gioiosi o catastrofici, che devono svolgersi fino alla fine del mondo. In serie giustapposte di settenari (cfr. il simbolismo dei numeri), il profeta ritorna incessantemente sul problema di fondo che si pone al suo tempo: lo scontro fra la Chiesa e l'Impero pagano che vuole imporre il culto dell'imperatore. Questo fatto viene trasposto nel mondo invisibile: è la lotta gigantesca fra l'Agnello immolato (il Cristo morto in croce ma glorificato con la risurrezione) e la Bestia (Satana e il mondo malvagio che si è posto al suo servizio). Ma questo duello misterioso non si ripete forse attraverso tutti i secoli? I veri vincitori sono i martiri: ad essi è promessa la gioia nella « Gerusalemme celeste » che il veggente fa intravedere all'orizzonte finale del tempo. Le immagini che si sovrappongono e si aggrovigliano producono un effetto artistico affascinante, ma spesso sono difficili a decifrarsi nei dettagli. Il messaggio del profeta, filtrando attraverso l'immaginazione, ha bisogno di un commento per essere evidenziato. Questa caratteristica tutta particolare del libro ne fa una fonte inesauribile d'ispirazione per i pittori, vetrai, miniaturisti (per esempio, vedere l'arazzeria dell'Apocalisse di Angers -fine secolo XV).

 

Gli scritti di Giovanni esprimono mirabilmente il fremito che pervade tutto intero il NT, il libro della fede: fede in Dio fondata sulla fede in Gesù Cristo: « Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? » (1 Gv 5,4-5). È il libro dell'amore: « Dio è amore, e colui che rimane nell'amore rimane in Dio e Dio in lui» (1 Gv 4,16). È il libro della speranza: protesa verso la manifestazione di Cristo: « E lo Spirito (di Dio) e la Sposa (= la Chiesa) dicono: "Vieni!" E chi ascolta ripeta: "Vieni!". Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita. Colui che attesta queste cose (= Cristo) dice: "Sì, verrò presto". - Amen! Vieni, Signore Gesù! » (Ap 22,17.20).

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